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I podcast della Fondazione per l'Innovazione urbana riflessioni in parole sulle città che cambiano Appunti per una nuova partecipazione: attivismo, pratiche di prossimità e partecipazione democratica a confronto con le sfide urbane e globali. In questa puntata parleremo di cultura, cultura come generatrice di cittadinanza attiva e lo faremo con Roberta Paltrinieri, docente dell'Alma Mater di Bologna e responsabile scientifico del DAMS Lab, dipartimento delle arti. Nell'immaginazione della città è necessario rivolgere anche uno sguardo alla cultura. Cosa significa per lei lavorare sulla cultura ability? E cosa significa lavorarci in questo momento storico di
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pandemia? La cultura ability è sono le capacità dal punto di vista culturale, sono le consapevolezze che noi possiamo dare alla popolazione, alla cittadinanza. Lavorare sulla cultura non significa semplicemente creare delle situazioni di intrattenimento, non significa semplicemente riempire delle piazze, non significa staccare dei biglietti ma significa molto di più ovvero cercare di creare delle situazioni che vanno nell'ottica della creazione di nuove collettività. Noi viviamo in una società fortemente individualizzata le società individualizzate hanno perso quelle dimensioni del collettivo che sono state fondamentali nel passato per la creazione e la costruzione delle comunità Quindi lavorare sulla cultura, lavorare sulla cultura ability come profondo significato quello di andare a ricostruire le comunità attraverso la ricreazione di dimensioni di tipo collettivo. Vedere uno spettacolo dal vivo, partecipare alla creazione di uno spettacolo dal vivo, lavorare con le associazioni del territorio che hanno come diciamo così vocazione quella di creare una cittadinanza di tipo culturale significa creare quel corpo sociale o ricreare quel corpo sociale che consente di tessere le file di un sentimento e di un comune sentire di appartenere ad una collettività Lo si fa attraverso la cultura perché? Perché la cultura è densa di significati porta con sé valori, significati, processi di significazione che sono fondamentali per continuare a sentirsi partecipe incluso all'interno di sistemi sociali. Quindi dal mio punto di vista lavorare sulle cultura ability ovvero sulla creazione di capacità sane culturali significa porsi il tema della inclusività, della partecipazione e della ricreazione o meglio rigenerazione delle comunità. Credo che oggi molto si stesse facendo sul tema delle rigenerazioni proviamo a vederle dal punto di vista culturale proviamo a fare un ragionamento e ragioniamo in una prospettiva diversa noi non stiamo rigenerando stiamo generando cioè noi nel senso che coloro che lavorano sulla creazione di queste capacitàzioni hanno come scopo ultimo quello della generazione di nuovo della comunità. Quindi più che di rigenerazione di riqualificazione io penso che sia necessario oggi ragionare di generazione culturale.
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La cultura è una metrica per la crescita dei territori. Che rapporti virtuosi si possono generare tra amministrazioni locali, istituzioni culturali e welfare
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culturale? La cultura è una metrica per la crescita dei territori. Che cosa significa questa frase è una frase estremamente importante ed è un'affermazione estremamente importante per comprendere che cosa effettivamente occorre fare per generare come dicevo prima le comunità da tempo si sta riflettendo sull'importanza della cultura per il benessere sociale per un lungo periodo di tempo si è considerato solo la metrica economica come un elemento sostanziale per definire una qualità della vita o quantomeno un elemento preponderante. Ci si è resi conto da qualche tempo a questa parte che invece la cultura è uno di quegli elementi, di quelle leve dello sviluppo dei territori su cui occorre premere non a caso il BES che è una metrica per il benessere ci dice ci dice che la partecipazione culturale è fondamentale per andare a misurare il benessere di un territorio e in tal senso occorre fare continui processi di incentivazione della partecipazione culturale. È chiaro che rispetto a questo le singole realtà che si occupano di cultura non possono agire da sole. Le istituzioni culturali, le associazioni culturali, le organizzazioni culturali non sono sole. In un'ottica di corresponsabilità sociale, quindi di una responsabilità sociale condivisa, tutti I singoli attori che fanno parte dello Stato, del Mercato e della Società Civile devono e sono chiamati a partecipare alla costruzione del benessere attraverso delle azioni concrete. D'altro canto la Comunità Europea ci sta comunicando attraverso direttive ben specifiche una strada che occorre percorrere. E' la strada della co-progettazione. Nessuno di noi è partecipe della costruzione o della generazione di una comunità da solo, ma deve acquisire se stesso una dimensione collettiva. Tutte le diverse realtà che insieme nel territorio agiscono per un bene comune che è il benessere del territorio devono e possono collaborare nella costruzione di questi percorsi. Ovviamente per quanto attiene la cultura la dimensione attorno a quale si deve muovere è la partecipazione culturale cercando di avere davanti a sé come target, come obiettivi tutti quei soggetti che sono più fragili, più marginali. Quindi da questo punto di vista 2 io credo che siano gli elementi più importanti a cui dobbiamo guardare. Il primo è la questione generazionale. Noi abbiamo I giovani che sono soggettività
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molto importanti che in questo momento fanno molta fatica a trovare, diciamo così, delle forme,
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fatica a trovare, diciamo così, delle forme di partecipazione. Allora la cultura è una leva fondamentale per poter far partecipare le nuove generazioni, le generazioni dei più giovani. Allo stesso modo noi abbiamo una realtà che è data da dei flussi, da dei movimenti continui, viviamo in una realtà mobile fluida, viviamo in una realtà multiculturale, se non addirittura interculturale e allora tutto questo movimento che accompagna la costruzione di una comunità deve avere come obiettivo quello di includere tutti, anche coloro che qualche modo non hanno gli stessi codici e neppure gli stessi significati. La cultura è fondamentalmente e deve essere un ponte, non può essere qualcosa che preclude l'accesso semplicemente all'élite ma quello su cui bisogna lavorare costantemente e continuare a lavorare è questa generalizzazione di un accesso alla cultura. Non si può continuare a ragionare semplicemente sulla cultura come una dimensione di nicchia, non si può semplicemente lavorare solo nella dimensione di Specializzazione, specializzazione rispetto ai diversi ambiti. Occorre avere sempre di più un atteggiamento e un comportamento che va nell'ottica dell'ibridizzazione questo significa? Significa sostanzialmente aprirsi, aprire il più possibile ai significati, aprire il più possibile all'accoglienza dei significati. Quindi fare percorsi che in qualche modo tengano conto delle diverse realtà con cui I territori si devono confrontare oggi e le fragilità che essi esprimono.
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Come può il pubblico della cultura trasformarsi in cittadino della cultura? Ci sono delle buone pratiche, secondo lei, per il design di processi partecipativi in ambito culturale che ci può portare ad esempio?
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Bologna lavorato moltissimo in capo culturale. Molti sono I progetti che sono stati attivati in quest'ottica, in particolare sappiamo che dal 2019 sono state attivate le scuole di quartiere che come obiettivo hanno proprio quello di rivitalizzare I cittadini in un'ottica comunitaria e seguendo tutto il tema della cultura. Quindi molto è stato fatto in questi ultimi anni a Bologna in questo campo. In particolare vorrei segnalare 2 progetti: così sarà la città che vogliamo che nasce da un progetto PON e nasce nell'ottica della coprogettazione e della partecipazione di diversi soggetti culturali che hanno, a partire dall'Arena del sole ma non solo, hanno collaborato al fine di promuovere cittadinanza culturale con le scuole e più in generale le nuove generazioni nell'ottica precedentemente definita quindi avendo come miratamente come target le nuove generazioni e I giovani immigrati è riuscito è riuscito in qualche modo a intercettare sul territorio quelle che sono istanze ed esigenze e fragilità. Non dobbiamo dimenticare che lo disdevelopment, cioè tutte le azioni di creazione di un pubblico, come obiettivo hanno e questa è la prospettiva attorno alla quale muovere una nuova teoria sociale della cultura promossa non solo da noi a Bologna ma in collegamento con l'Università di elite e l'Università indiana. Una nuova teoria della cultura dicevo, teoria sociale della cultura nella quale, in buona sostanza la creazione del pubblico significa creazione di civic engagement, cioè partecipazione, impegno civico. Questo è l'elemento che rende la differenza rispetto al passato comprendere che questi processi di ingaggio dei pubblici e quindi creazioni di un pubblico miratamente, visto anche in una prospettiva di più lunga durata, hanno come obiettivo quello di creare la cittadinanza. Molto si sta facendo sul territorio, segnalo altresì un progetto di Welfare Culturale che è stato attivato nel quartiere Navile di Bologna. In questo progetto ciò che abbiamo verificato è propriamente come la dimensione sociale e la dimensione della cultura si sovrappongono, non si elidono, non significa che non si allungano l'uno dell'altra viene sempre mantenuta l'alta qualità della proposta culturale ma al contempo ci si è resi conto di quanto importante siano la cultura in una nuova forma di welfare che non è semplicemente riparativo ma di tipo redistributivo. Quello che si riesce ad ottenere attraverso questi percorsi di partecipazione, di audice engagement, di audice development, in una prospettiva medio temporale a lungo termine è in buona sostanza la creazione di nuove forme di cittadinanza. Quindi da questo punto di vista è molto importante continuare in questa dimensione nella quale si vede I processi, si vedono la crescita di processi e di empowerment dei cittadini. I cittadini devono essere capacitati, ovverosia deve essere date loro delle risorse. Allo stesso modo io credo che sia in atto un processo di auto riflessività da parte delle stesse istituzioni e da parte dell'associazione e delle organizzazioni ma anche del settore del privato che stanno partecipando partecipando a questi processi. Quindi tutti questi finanziamenti, queste progettazioni che si stanno seguendo sul territorio hanno come scopo la capacità del cittadino ma anche la capacità delle istituzioni medesime. E da questo punto di vista Bologna sta esprimendo un'eccellenza quasi unica che la pone ai livelli delle più interessanti esperienze a livello europeo. Vedi Berlino, vedi
Speaker 0
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Barcellona. Avete ascoltato I podcast della Fondazione per l'Innovazione urbana. Riflessioni in parole sulle città che cambiano Coordinamento Chiara Vaini contenuti Marta Zaramella e Flavia Tommasini produzione Silvia Santa Chiara e Luca Tarantini montaggio Flavia Termasini Trovi I nostri podcast su WWW punto fondazioneinnovazioneurbana punto it Questo podcast è stato realizzato a giugno 2021